Bandersnatch Me.

Ho visto anche io Black Mirror: Bandersnatch, ma questa non è una recensione, gli spoiler sono limitatissimi quindi puoi proseguire la lettura se ancora non l’hai visto.

Siamo agli inizi degli anni ’80 e un adolescente decide di scrivere un Adventure Game: Roba testuale con qualche Ascii art. Il gioco non si chiama Bandersnatch e non sarà mai pubblicato, si chiama Villa Horror e gira su un hardware di tutto rispetto: un Apple ][ con tanto di floppy, roba migliore dello ZX Spectrum del film.

Il gioco era un’accozzaglia di Applesoft Basic (oggi si emula in Javascript, se volete versare una lacrima qui: https://www.calormen.com/jsbasic/ aveva varie stanze di gioco ed al contrario di Bandersnatch si digitavano dei testi per muoversi e per compiere delle azioni. Una specie di antesignano di https://userbot.ai consentiva di giocare.

L’adolescente ero io: non ho prodotto un gioco di successo, non ho ucciso nessuno, ma ho piantato un seme, che mi ha portato ad essere quello che sono oggi. Una manifestazione dell’importanza di imparare a programmare fin dalla tenera età che tanti oggi sbandierano come indispensabile.

Per questo giocare a Bandersnatch ha suscitato in me una grande emozione. L’ambientazione e tutto ciò che è stata la mia storia personale permeava ogni scena.

Il gioco in sé non è chissà che, un albero di azioni molto limitato e tutto sommato semplice da attraversare: Ma l’effetto di essere stato in quella storia l’ha fatta da padrone per tutta la visione interattiva.

La conclusione è: brava Netflix, fanne ancora.

Consiglio la visione a tutti i programmatori della prima ora.

E voi con cosa avete iniziato a programmare?

Lascia un commento