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Programmare è un’arte.

Ho scomodato la parafrasi dell’opera immensa di Knuth, per dirvi come la penso io del mio lavoro, che è difficile da spiegare ai non developer.

Quando ho iniziato il mio percorso nell’informatica, volevo fare videogame. Non c’era un grande hardware, non c’era il 3D, non c’erano motori complessi, le risorse dei computer erano quelle degli 8bit.

Disegnavo gli sprite con un editor che avevo fatto io, piccoli omini e animali che ero capace di far correre dappertutto: in assembler del 6502. I miei amici mi invidiavano: loro col BASIC non riuscivano ad ottenere le mie magie.

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Estrarre parole chiave con KeyBert

Qualche anno fa, quando eravamo agli albori di modelli e dataset, estrarre le keyword da un documento era alquanto complicato: ricordo decine di righe di codice che ho scritto, usando Word2Vec, calcolandomi da solo le cosine similarity e con risultati non sempre confortanti.

Ora l’AI si è democratizzata, certi task allora complessi sono diventati banali, basta richiedere il modello giusto e richiamarlo. Può farlo chiunque.

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