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Pause

A volte mi prende una frenesia, che sia per il lavoro o per hobby, che mi assorbe totalmente.

Di solito è positiva ma a volte, al primo ostacolo mi intestardisco e resto lì, bloccato nella testardaggine, al grido “devo risolvere assolutamente!

A volte ci pensa mia moglie a salvarmi: arriva col suo sorriso e mi porta via.

Ultimamente, grazie all’età e all’esperienza, riesco ad accorgermi del sopraggiungere della crisi da testardaggine e mi impongo una pausa da solo.

Siccome staccare il cervello da un problema è facile a dirsi ma non a farsi, di solito mi distraggo con altri problemi.

Uno per tutti gli scacchi: gioco partite bullet online e così il cervello si impegna. Oppure leggo, cose complesse. Ho provato anche i telefilm ma non mi concedono la pace necessaria.

Puntualmente però, un sottotask del cervello è rimasto sul problema irrisolto, e trova una soluzione: la lampadina si accende e sarà giunto quindi il momento di una nuova sessione di coding.

Il codice scorrerà velocissimo dalle mani alla tastiera, allo schermo: in pochi minuti il problema sarà stato risolto come per magia.

La magia delle pause.

Una esperienza analoga la ho con i problemi altrui: se la soluzione non mi è chiara immediatamente, sono certo che la troverò, non pensandoci fissamente, ma lavorando semplicemente ad altro.

Ho la sensazione che il pensiero inconscio sia più potente di quello analitico nella risoluzione di problemi complessi.

Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo

Francesco Guccini

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