Scatoline

Correva l’anno 1985 e mio zio, il pittore Libero Meledina, uomo di cultura spropositata, conscio della mia passione per l’informatica, cercò di spiegarmi nel suo studio a Sassari il lavoro di Donald Michie, un valente professore dell’università di Edimburgo, il quale scrisse un incredibile algoritmo di auto-apprendimento del tic-tac-toe, da noi conosciuto come tris.

In 1960, he developed the Machine Educable Noughts And Crosses Engine (MENACE), one of the first programs capable of learning to play a perfect game of Tic-Tac-Toe. Since computers were not readily available at this time, Michie implemented his program with about 304 matchboxes, each representing a unique board state. Each matchbox was filled with coloured beads, each representing a different move in that board state. The quantity of a colour indicated the “certainty” that playing the corresponding move would lead to a win. The program was trained by playing hundreds of games and updating the quantities of beads in each matchbox depending on the outcome of each game.

da Wikipedia Inglese: https://en.wikipedia.org/wiki/Donald_Michie
(incredibilmente non esiste la pagina italiana)

Mio zio era un grande emotivo, un immenso cultore della geometria, un incredibile artista i cui quadri ancora emanano forti emozioni.

Quella volta, tra le tante non fu bravissimo a spiegarsi, e la mia giovane mente (vulcaniana: i ragazzini nerd di allora lo erano tutti, dei vulcaniani) ne fu al tempo stesso indispettita e incuriosita.

Chiesi le fonti e mi indicò una pila di giornali. Non trovai mai l’articolo in questione.

Mi rivolsi alla famosa biblioteca del “Culleziu” l’università di Sassari, ma o perché non era fornita, o perché non era ben indicizzata, non seppero dirmi molto a riguardo.

Dalle spiegazioni di mio zio c’erano due discriminanti dell’algoritmo: delle scatole per ogni possibile diramazione, e delle biglie colorate. Avevo dall’infanzia, passata da poco, entrambi in abbondanza.

Nonostante questo non mi bastarono ne le scatoline né le biglie, lasciai perdere momentaneamente e me ne dimenticai: in seguito ripiegai quindi sul Commodore 64 con floppy di un amico, tal Domenico, che lo usava quasi esclusivamente per giocare.

Mi trovavo da Domenico in quanto pesantemente ammalato di influenza sarda, anche detta influenza Ichnusa. Tale malattia colpiva spesso gli adolescenti sardi nel weekend.

Scrissi un pessimo programma in Forth64 per l’implementazione e dopo poco tempo, nonostante fosse scritto con i piedi (in RPN, Notazione Polacca Inversa, quindi dai piedi alla testa) presto iniziò a giocare a tris meglio del Dr.Falken di Wargames.

Non riporto qui tutto il procedimento di biglie e scatoline, basta cercare su google per trovarne il dettaglio: vi segnalo però che ne scrisse anche Corrado Giustozzi per la rubrica Intelligiochi di MCMicrocomputer qualche anno dopo.

Correva l’anno 1985, e grazie ad un uomo che sconfisse i nazisti con l’intelletto, Donald Michie, iniziai a imparare come le macchine imparano.

I nazisti esistono ancora, e ancora si possono sconfiggere con l’intelletto, l’onestà e la ragione.

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