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Tempo di vincere

I recenti risultati nelle competizioni musicali, calcistiche ed olimpiche hanno mostrato un risveglio italiano, una voglia di competere e vincere che sembrava assopita.

Oggi ci sarà la premiazione di due italiani sulla vetta olimpica di due specialità di solito appannaggio delle nazioni extraeuropee.

La prodezza di Jacobs e il volo di Tamberi non sono però casi isolati: l’Italia accumula un gran numero di vittorie e di medaglie in ogni specialità, con esse la credibilità pubblica del nostro paese si accresce nell’opinione mondiale, un fatto tutt’altro che trascurabile.

Tutti noi italiani giungiamo da un buio medioevo: tutto quello che poteva andar male è andato male, poi il COVID-19 si è abbattuto sulle macerie di un paese diviso e con il lockdown ha quasi dato il colpo di grazia.

Questa situazione deprimente ha portato molti a rialzare la testa china e a lavorare per un Italia migliore, queste persone avversate in ogni modo dallo status quo del “possiamo solo andare a stare peggio”, hanno cominciato a accumulare piccole vittorie, a dimostrare che un’altra Italia è possibile.

Questo lavoro, per lo più sommerso, rinchiuso negli incubatori, nelle piccole startup in remoto, nelle idee da brevettare, ha iniziato a portare buoni frutti e, nello stesso modo in cui si notano dei miglioramenti nello sport e nella musica, a rivelarsi.

Tutte le persone non rassegnate hanno esclamato uno “YOLO” (You Only Live Once) interno e iniziato a vincere nonostante tutto e tutti; è un periodo di grandi cambiamenti in cui è impellente cambiare, lasciare le situazioni tossiche ed irrisolvibili; formare squadre vincenti per se stessi e per il paese.

Quando si vuole costruire si può essere ottimisti anche col bicchiere vuoto: non si tratta di un vacuo “volere è potere” ma di un cambiamento profondo di paradigma, è il tempo di giocare gli all-in, di non accontentarsi, di non macerare in aziende e situazioni che non rendono il valore che trasmettiamo.

Io ho oltre 50 anni, sono abbastanza disilluso e ne ho viste tante, ma sono disposto a rischiare in prima persona, a rilanciare, giocandomi tutto, per un nuovo boom italiano.

Sport e musica sono soltanto un sintomo: la malattia della ripresa, della crescita, della valorizzazione dei nostri talenti, ci ha ormai infettati, e spero che non esista vaccino.

E voi che fate? Mettete su una squadra per vincere o vi lamentate del green pass? Io spero la prima, fatemi sapere.

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