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Il fruttivendolo tecnologico

In ogni startup informatica con risvolti tecnologici, si trova naturale delegare la comunicazione al marketing: è lì apposta per farlo e non ci si vede niente di male.

Il problema che sorge è che le tecnologie dietro a questo genere di azienda, su cui l’azienda stessa si fonda, sono tutt’altro che banali.

Il marketing ragiona in “less is more”. Si spiega una “tech pill” all’utente sperando che venga in piattaforma. Tutto si riduce al processo di prevendita, una informazione su una tecnologia complessa viene per forza di cose banalizzata e spiegata nei pochi secondi di attenzione.

Tutto giusto fin qui, ma c’è il rischio che la tecnologia premiante dell’azienda, sia svalutata nella comunicazione. Vendere Intelligenza Artificiale o pomodori, paradossalmente, è uguale.

Okay, ho capito il problema, ma come lo risolvi?

La comunicazione aziendale è compito complesso ed articolato: accanto al marketing che fa il suo lavoro, serve curare un altro genere di “tone of voice” un tono più scientifico, meno comunicativo, che possa mostrare alla nicchia di addetti ai lavori il valore del prodotto.

I ricercatori in azienda devono essere coinvolti nella comunicazione scientifica, produrre paper, articoli del blog, discussioni sullo stato della tecnologia in azienda e nel mercato.

L’azienda deve mostrare i propri fiori all’occhiello, farli partecipare a seminari, conferenze, letture, un ricercatore chiuso dentro al suo laboratorio è una risorsa usata male.

Il contraltare dell’utilizzo in “sharing” di questa risorsa, è che avrà un tempo leggermente ridotto rispetto a prima e la roadmap dovrà tenerne conto.

L’esposizione mediatica però porterà vantaggi, sopratutto in quegli ambienti Enterprise e scientifici che possono aumentare la reputazione aziendale.

E la reputazione in un’azienda, vale molto. Pensateci.

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