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Il voto elettronico

Ogni volta che ci sono delle elezioni, di qualunque genere, sui social qualcuno esalta il voto “elettronico” come soluzione ultima ai problemi della democrazia.

Chi lo vuole fare in presenza al seggio con hardware dedicato, chi online, chi con la blockchain, chi senza, chi al bancomat.

Io sono ovviamente una persona sempre favorevole all’innovazione tecnologica, ma nel caso del voto, il meccanismo attuale è molto più immune a pratiche come i brogli e la costrizione dell’elettorato.

Vi elenco i miei “contro”, poi potete rispondere con i vostri “pro”.

Partiamo dall’esistente: si vota su schede di una carta particolare, con una matita indelebile particolare, le schede vengono controllate a mano una alla volta, i risultati inseriti in dei registri e comunicati in seguito, a conteggi parziali per le somme del ministero.

Questa procedura garantisce molte cose: l’identità è accertata, il voto è impossibile da modificare, la sede del voto è protetta, i seggi sono privati, c’è un rischio concreto di essere beccati se si prova a fotografare la scheda.

Il procedimento è totalmente analogico: difficile modificare in massa i risultati delle votazioni, come recentemente accaduto in Russia, per esempio.

Vediamo le principali modalità “elettroniche” proposte.

In presenza al seggio, con hardware e software dedicato

La presenza al seggio calmiera un po’ i problemi che evidenzieremo del voto da casa, è una modalità di voto ibrida: in pratica quello che diventa virtuale è la scheda elettorale, si rende automatica la modalità di conteggio.

Quando parliamo di software dobbiamo sempre considerare che:

  • Può avere bug che compromettono uno o più voti, o perdendo dati.
  • Può essere soggetto a problemi di sicurezza esterni (hacker)
  • Può essere soggetto a problemi di sicurezza interni (manipolazione diretta del programma o del database da soggetti dello Stato, o perfino dell’azienda che sviluppa il software)

Mettere in sicurezza tutto ciò non è particolarmente semplice: questo instilla dubbi addirittura sul metodo che appare più protettivo.

In remoto, da casa con dispositivi mobili e computer

Restano i problemi del metodo precedente e si aggiungono:

  • Il voto può essere estorto, o comprato, con grande facilità
  • La sicurezza informatica, essendo tutto su internet, è ancora più esposta ad attacchi hacker o denial of service.
  • La manipolazione dei dati è ancora più semplice per via della mancanza di exit-poll ai seggi e complicazioni nella comunicazione.

Alcuni dicono che tutto questo sia risolvibile con la blockchain, ma non vedo come: anche se i voti venissero registrati immutabilmente nella blockchain in pubblico, sarebbero possibili sia le coercizioni, che gli interventi “Man on the Middle” prima della registrazione del voto.

La mia opinione quindi è che il voto elettronico resterà limitato all’uso che se ne fa per Sanremo e l’Eurovision, la democrazia può permettersi di restare su carta, con gli scrutatori, e più controlli possibile.

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