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Codemotion

Tutto il mio team ha seguito, a seconda dell’interesse, le tre tracce di live del codemotion.

Quando una sessione era di comune interesse la commentavamo in diretta sullo Slack aziendale, quando ci spartivamo su tracce diverse, piovevano comunque commenti su quanto attirava l’attenzione.

Che c’è di strano? Un developer, da poco con noi, era abituato a prendere ferie per seguire gli eventi che interessavano.

In un’azienda di sviluppo software, il maggior tesoro è la cultura degli sviluppatori: occorre favorirla in ogni modo, con grandi e piccoli gesti.

Ad un evento come il codemotion si prende spunto per studi nuovi, esperimenti nuovi, si vedono persone appassionate del proprio lavoro, spiegare tecnologie nuove.

Vorrebbero tutti in casa il nuovo Fabio Biondi, il nuovo Francesco Sciuti, il nuovo Michel Morabito in azienda, per avere figure simili occorre investire, essere disponibili, aiutare, formare, partecipare ad eventi.

Occorre che tutta l’azienda contribuisca al meglio per ogni componente del team: un’azienda che riesce in questo non può non produrre successo.

Il codemotion aveva il difetto di essere breve: una tre giorni sarebbe stata ben accolta.

Ogni tanto la piattaforma ha avuto qualche problema tecnico su cui si è ampiamente ironizzato, durante il talk di Mauro Bennici per esempio.

Personalmente mi sono appassionato dei temi del metaverso, della diversity, della gestione del debito tecnico.

Ho seguito il divertente talk sui Paradossi della Data Science con Pier Paolo Ippolito.

Ho visto i tre famosi citati sopra con il team: Biondi mi ha convinto a studiare React, cioè a me che farei solo interfacce cli.

L’informatica prima di essere un lavoro, è spesso una grande passione.

Passione per tutto quello che la compone: anche se poi ci si specializza necessariamente in qualcosa.

Tutto è interessante, tutto produce idee: anche una tecnologia che non ci interessa al momento e che non useremo mai.

E ricordiamoci anche mai dire mai.

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