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Intervista a Michele Laurelli di Algoretico

Ciao! Sono Michele ho 31 anni e mi occupo di software. Intelligenza artificiale, in particolare. Ho la grande fortuna di fare qualcosa di cui sono molto appassionato per lavoro e l’AI per me è una grande passione. Insegno in qualche università Informatica e Intelligenza Artificiale ed è per me un grande onore, oltre che un piacere immenso.

Mi piace molto scrivere: appena riesco scrivo articoli (uno al giorno, grazie a te Ricardo 🙂 ), e ho pubblicato due libri sull’AI un paio d’anni fa.

Sono da poco sposato con Carlotta, ho un cane incredibile che si chiama S e appena ho un minuto libero mi piace tirare di scherma. 

Cos’è AlgorEtico? 

Algoretico è, finora, il progetto professionale più bello di tutta la mia vita. È una software firm: realizziamo qualsiasi tipo di software: dai siti web all’AI. Questo ci permette di mettere la testa su sfide sempre nuove e impegnative, di conoscere mondi sempre diversi e di lavorare con strumenti sempre all’avanguardia. Algoretico è nata naturalmente: è stato lo sviluppo di un’attività che avevo cominciato a portare avanti da solo e, proprio immediatamente, ho condiviso il progetto con i miei due soci, Federico e Luca. Loro sono il motore “non tecnico” dell’azienda, permettono a tutto di funzionare nel modo giusto. Siamo felici di aver raccolto finora la fiducia di clienti di dimensioni importanti e di avere ogni giorno sempre nuove soddisfazioni. Per me Algoretico è motivo di grande orgoglio. 

Parlami del tuo nuovo prodotto: AI Suite

AI Suite è il frutto di un lungo processo di ricerca e sviluppo. Pensa che all’inizio è nato come un piccolo progetto che stavamo portando avanti internamente, in un contesto più grande. Ha cambiato forma molte volte, ma in realtà l’obiettivo è sempre stato lo stesso: mettere a disposizione di tutti strumenti ad alto valore tecnologico in modo semplice, veloce e pratico. 

AI Suite è nato insieme a GPT-A, il nostro modello di AI di elaborazione e generazione linguaggio naturale, perché volevamo risolvere la sfida di un modello che parlasse nativamente in italiano e non utilizzasse traduzioni, come passaggio intermedio. Lo usiamo in tantissimi progetti, oggi, che hanno a che vedere con il linguaggio: dall’editoria ai siti web. 

Il linguaggio è solo il primo passo di un percorso che vogliamo fare insieme agli utenti: si chiama AI Suite proprio perché è destinato ad essere un’insieme di prodotti molto avanzati. Elaborazione di audio, video, dati, codice di programmazione e molto altro. 

Una piccola anteprima? Presto potrai chiedere ad AI Suite di scrivere una pagina web in HTML + CSS + JS semplicemente scrivendo una frase 🙂 

Quindi i copywriter li licenziamo?

Quante volte mi hanno fatto questa domanda 🙂 

Nessuna paura: non c’è bisogno di licenziare nessuno, anzi. Abbiamo sempre più bisogno di creatività e di un tocco umano. Il punto è che le professioni evolvono perché evolvono gli strumenti: quando sono nati i fogli di calcolo tipo Excel non abbiamo licenziato i contabili, ma abbiamo creato professioni nuove ed evolute. Quello che sta succedendo con l’AI è proprio questo, evoluzione. L’importante è sapere sempre perché stiamo sviluppando qualcosa o, ancora meglio, per chi. 

Sai che la mia fissa è “cambiare il mondo un millimetro alla volta” tu fai qualcosa a riguardo?

L’intelligenza artificiale sta introducendo, un passettino alla volta, grandissimi cambiamenti nel mondo. Le professioni cambiano, evolvono, le persone usano strumenti diversi nella vita di tutti i giorni. Per la prima volta vediamo una vera transizione di stato: non sviluppiamo più una cosa perché ci serve, ma perché “ci va’”. L’AI non risponde ad una specifica necessità, non ne avevamo bisogno. Facciamo persino difficoltà a capirla, e questa difficoltà si ripercuote nella vita delle persone.

Davanti a questa situazione possiamo fare due cose: subire il cambiamento o guidarlo.

E non parlo di Michele come player del settore, ma come utente. Subire questo cambiamento significa patirlo e, in alcuni casi, anche esserne vittima. Una persona che non ha gli strumenti per aggiornarsi, ad esempio, potrebbe perdere il lavoro in un futuro prossimo perché superata da un suo collega capace di usare gli strumenti nuovi e moderni.

Guidare il cambiamento significa operare scelte consapevoli, per sé e per la società. Per farlo è necessario che chi, come noi, si prenda la briga di spiegare di cosa diamine stiamo parlando quando diciamo “intelligenza artificiale”. Basta questo ed ecco che tutto diventa più semplice, chi prima non aveva gli strumenti ora ne ha almeno uno in più.

Ecco, questo per me è un millimetro fondamentale. Una briga necessaria, che cerco di prendermi ogni volta che parlo con qualcuno di AI.

Che bias hai incontrato nella tua professione?

Gestire il mondo IT significa, almeno per me, una valanga di bias. Hai scritto degli articoli di blog su questo davvero interessanti che consiglio a chi sta leggendo questa intervista ( Combattere contro i bias ) di andare a vedersi perché molto interessanti. 

Diciamo che però il bias che mi appartiene di più è quello che mi fa dire sempre “Si può fare”.

Chi mi conosce un po’ sa che per me, ogni volta, più è difficile una cosa e più mi appassiona. Ammetto di essermi cacciato in qualche bel guaio, per questo motivo, ma devo riconoscere di essere anche finito nelle più belle avventure. Quando si parla di software, effettivamente (quasi) tutto è possibile: dipende solo da tempo e risorse. Forse è per questo che sento così mio questo mondo. 

Come si fa a contattarti professionalmente?

È molto facile: basta scrivermi una mail 🙂 

parliamo@algoretico.it

E per avere una demo di AI SUITE?

Ah questo è ancora più semplice: basta andare sul sito e iscriversi (https://aisuite.it). Se poi qualcuno fosse interessato ad una demo o qualche versione personalizzata, siamo a disposizione. 

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