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Pensiero e processi

Oggi c’è stata in azienda una accesa discussione, su Slack naturalmente, siamo tutti in Full remote working.

L’argomento trattava un banale processo e non ha importanza e ne ho parlato fino allo sfinimento.

Io non credo che possa esistere qualche processo di pensiero senza esperienze personali.

Hannah Arendt

La discussione ha portato a tutta una serie di riflessioni e proposte varie. È questa la cosa importante: ognuno ha detto la sua, contribuendo con le proprie esperienze alla formazione di una cultura aziendale sull’argomento.

Simili cause scatenanti vanno incoraggiate: i processi aziendali si formano sul conflitto sincero e ben gestito che può scaturirne.

Ovvio, occorre rendere tutti edotti del fatto che si tratta semplicemente di sincerità e di lavoro: nessun collega sarà realmente maltrattato durante il processo e non c’è niente di personale.

Si può ottenere lo stesso con un lungo brainstorming, non lo nego, e senza adrenalina giungere alle medesime conclusioni, ma questo ultimo metodo è lo standard: il conflitto non lo è ma non va nemmeno demonizzato e considerato tossico nei processi aziendali.

Le aziende sono fatte di persone vive, e le persone vive non hanno un costante self-control britannico. Le persone vive se la prendono, accendono i toni, lottano per le proprie convinzioni.

E guai a non farlo: insieme all’emotività c’è il rischio di perdere tutta la verità e cultura aziendale.

In ogni caso i team dopo il temporale, nel nostro caso virtualmente, corrono ad abbracciarsi.

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