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Misuriamo la felicità

In azienda, se non si è partiti direttamente così, arriverà il momento in cui saranno richieste delle metriche di produttività per ogni reparto. Nel caso dell’IT spesso anche più metriche, con un modesto ma fastidioso aumento della burocrazia per i componenti del team.

Non ho mai apprezzato l’usanza delle scuole medie di confrontare certi attributi col righello, e sono abbastanza certo che le metriche abbiano senso soltanto in un ambiente assolutamente sano: altrimenti si vuole solo fare controllo del personale alla vecchia maniera fingendo di essere agile.

I manager, congiuntamente, devono prima di tutto eliminare dall’azienda qualsiasi processo tossico si sia creato, per prassi, per pigrizia o per ignavia, lavorare su se stessi per migliorare le proprie soft skill quali l’empatia, la conciliazione, la dignità professionale, il rispetto reciproco.

Raggiunto questo modello aziendale e personale, allora si potrà misurare qualsiasi cosa col sorriso.

Poniamoci quindi prima di tutto la domanda cardine, quella che fa girare o meno un’azienda come si deve:

I dipendenti sono felici?

Se i componenti del tuo team sono infelici, la loro produttività, non c’è bisogno di metriche, sarà bassa.

Il manager deve assolutamente isolare le ragioni che rendono infelici e cambiare l’umore del team. I segnali da riconoscere sono facili: mutismo, poca propensione al lavoro di squadra, poche proposte, idee tenute per se stessi, poca interazione con manager e colleghi.

La soluzione, se si è arrivati a questa situazione, non è semplice, è importante che il team “C” dei manager faccia prevenzione in tal senso, usando le proprie doti di empatia e evitando comportamenti tossici.

Quando Jacobs ha vinto la medaglia d’oro per i 100 metri piani, nella sua intervista successiva ha ringraziato il proprio mental coach, e qualcuno ha provato stupore per questo.

Per vincere le olimpiadi o portare avanti il prodotto in un’azienda, la salute mentale e la felicità personale sono innegabilmente basilari, i team dovrebbero poter contare sul sostegno empatico del proprio manager e di quello di un coach professionista in ogni momento.

I manager, col supporto del coach, dovrebbero misurare lo stato di felicità dei team costantemente, e usare questa metrica come primaria. Tutte le altre metriche matematiche sulla produttività seguiranno la curva della felicità, e ci si renderà conto che stare tutti bene incrementa fortemente la produzione, l’interscambio di idee, l’introduzione di pratiche nuove, il miglioramento costante con la collaborazione di tutti dei processi aziendali.

A volte basta poco: la felicità.

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