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Colloqui di assunzione

Quando si gestiscono realtà nuove, come una start-up nascente per esempio, le risorse sono limitate e non si ha un ufficio del personale, con un recruiter professionista a disposizione.

La realtà aziendale inoltre è spesso complicata, occorre trovare la persona giusta per il lavoro, e serve parlarci personalmente, senza potersi riferire a headhunters esterni.

Ieri ho letto su LinkedIn varie opinioni in merito al numero di colloqui, alcune che reputo curiose, io sono convinto che se ne debbano fare due: uno per sentire il candidato e uno, successivo e se ci si è piaciuti a vicenda, per decidere se si può contrattualizzare.

Alcuni parlavano di 5-6 colloqui: penso si tratti di rapimento.

Veniamo al dunque: come svolgo un colloquio normalmente, tenendo conto che faccio il CTO, e quindi seleziono solo sviluppatori software e data scientist.

In generale il colloquio che faccio è una chiacchierata per capire se il candidato promette bene sulle cose più importanti del nostro lavoro: impegno e positività.

Le soft-skill ovviamente si devono capire dal colloquio: non sono scritte sul curriculum.

Le esperienze lavorative invece ci sono e di solito le prendo per buone, faccio parlare il candidato della propria esperienza, del suo modo di lavorare, di cosa sogna di fare, di quale è la sua posizione ideale futura.

Se non si tratta di uno junior sprovvisto di repository GitHub non chiedo prove pratiche: il candidato avrà un suo portfolio e del suo codice da qualche parte. Rispettarlo significa anche essersi informati su di lui, come lui si è informato sull’azienda in cui vuole lavorare.

Cerco di non ammassare i colloqui in lunghe giornate: i candidati potrebbero risentire della mia stanchezza durante il colloquio.

Invito sempre un membro del team ai colloqui: serve un pensiero esterno e sarà lui dopo a lavorarci assieme, più di me. Evito che nei colloqui ci siano più di tre persone: io, un membro del team, qualcuno per la proposta finanziaria.

Finora mi sono sempre trovato bene con i candidati assunti, tranne una volta che ho sbagliato, si sbaglia come in ogni altra cosa e occorre andare avanti e non farsi troppi problemi. Il periodo di prova c’è anche per questo.

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