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Un metaverso libero e distribuito

Cercando ispirazione per parlare di qualcosa di insolito, ho chiesto ad Alexa quale giornata mondiale fosse oggi.

Purtroppo non so nulla di quel nobile cane che è il Golden Retriever, quindi ripiegherò sul metaverso.

Andiamo verso un web distribuito, protetto da una catena sicura, il fantomatico web3.

Un metaverso che nascerà in questo ambiente non potrà essere che un ecosistema costituito da più attori, collegato da uno standard in grado di transitare agevolmente da una dimensione ad un’altra parallela.

Un infinito labirinto di mondi collegati, sia realistici che di fantasia: sarà possibile passare da Piazza di Spagna alla tana del Bianconiglio attraversando un portale.

I commerci sulle piattaforme ovviamente fioriranno.

Se comprerò un cappellino rosso su meta vorrò poterlo indossare anche a bordo dell’enterprise nel metaverso della Paramount.

Molti standard ci vengono incontro già ora e l’integrazione sarà tutto tranne che traumatica.

L’eccessiva frammentazione e numero di abbonamenti delle piattaforme televisive sta indicando già ora la via certa della cooperazione, della nascita di aggregatori in grado di mostrare tutto e suddividere i proventi.

Vediamo in giro già alcune offerte aggreganti sui portali dei provider internet.

Certo non accadrà subito: il maiale è ancora grasso, ma con il diminuire dei proventi e l’aumento dell’offerta si dovrà giungere a dei necessari compromessi.

Nascendo oggi il metaverso non potrà partire con idee vecchie, protezionistiche e destinate a inevitabile fallimento.

Da questa mia riflessione prevedo che le big, che tanto stanno investendo, dovranno basarsi più sulla fruizione dei servizi dei metaversi e sulla vendita dei vari hardware dedicati che delle piattaforme proprietarie.

Abbiamo un esempio attuale: la telefonia. Alcuni OS consentono la fruizione di infiniti servizi di altri produttori.

Vedo il metaverso fattibile soltanto così: come un organismo complesso di una moltitudine di attori, in grado di fornire e gestire miliardi di contenuti senza impazzire in una gestione unica e colossale.

Certo inizieremo con delle piattaforme proprietarie di vario genere che si faranno la guerra, ma si dovranno aprire e interagire, per sopravvivere e fiorire.

Se questo organismo nascerà vedremo forse un internet diverso, più affine si sogni del fondatore, più inclusivo e costruttore di un nuovo mondo.

Non solo virtuale.

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