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Lealtà

Una cosa che spesso noto chiedere ai dipendenti in azienda ma mai riconoscere, nelle organizzazioni piramidali, è la lealtà.

I dipendenti non sono cani e non sono tenuti a riconoscervela in cambio della pappa.

Sono abbastanza confidente col mio team da poter affermare che di fidano di me: sanno tutti che lotterò sempre per loro, per il loro lavoro, per la loro carriera professionale, per farli migliorare e progredire ogni giorno.

Sanno che non parlerò mai alle loro spalle; che li sosterrò nelle loro decisioni; che resterò al loro fianco anche quando lasceranno il team per una nuova avventura professionale e che ci sarò per qualsiasi consiglio o aiuto.

Sanno di potermi parlare delle loro debolezze, della famiglia, dei momenti di sconforto nella vita come nel lavoro.

Sanno che sarò onesto e dirò anche brutte verità se necessario.

Questo mio atteggiamento, forse troppo empatico e paterno per alcuni, sono io.

Non pretendo che tutti abbiano la stessa opinione nella direzione di un team. Forse sbaglio? È così però che ottengo risultati migliori.

Il mio team, ne sono certo, non mi abbandonerà in un momento di difficoltà.

Seminando ho raccolto molto: il team è sempre una fucina di idee e proposte: tutti fanno qualcosa per migliorarsi e migliorare il prossimo.

Tutti sopperiscono a mancanze momentanee per esempio: se io manco e c’è da organizzare un task, fare un’analisi, prendere una decisione, il team trova un leader momentaneo e non aspetta inutilmente una decisione manageriale.

Poi se ne può discutere, magari è sbagliata, ma la proattività non è mai un errore. Il team è sempre vivo e dinamico.

Quando questo ingrediente, la lealtà, insieme alla fiducia in se stessi e negli altri, si diffonde nel team, quel team diventa una squadra assolutamente vincente.

Investiteci.

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