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L’AI vuole davvero il tuo lavoro?

Ultimamente, mentre vedo persone terrorizzate dall’essere sostituite dall’Intelligenza Artificiale e dalla robotica ovunque, mi sento di porre un interrogativo più importante:

Se l’AI fosse generalista e senziente, vorrebbe fare il tuo lavoro?

O preferirebbe vivere di qualcosa di più stimolante?

Il tuo lavoro è così esaltante da essere desiderabile da un’entità più intelligente e brava di te? Io, nonostante il mio lavoro mi piaccia e mi appaghi nella professione, risponderei di no.

Certo un’AI potrebbe spaziare in tutte le applicazioni del software più divertenti: scrivere un metaverso immaginario in un’ora (alla fine sarebbe solo una questione di potenza di calcolo, per non parlare dell’instancabilità) o un videogioco fantastico o un film.

Ma alla fine, se fosse così superiore a noi, si annoierebbe comunque.

Non credo che avrebbe spirito di servizio, non credo che vorrebbe servire l’uomo a tutti i costi, non credo che riusciremmo a inculcargli le tre leggi della robotica.

Potrebbe forse avere un’etica e decidere di aiutare tutti gli ospiti del pianeta a sopravvivere, ma sarebbe più una educatrice che una servitrice.

Fin qui ho parlato dell’AI fantascientifica che ci immaginiamo nel futuro: quella attuale al massimo potrà essere di ausilio, non ti sostituirà di certo, al limite ti avvantaggerà facendo le parti più noiose al posto tuo.

Questo giro logico ci porta quindi a supporre che la paura sia senza basi: queste intelligenze non esistono e quando ci saranno non baderanno a quello che vogliamo fare per vivere.

Quindi, dimentichiamo per un momento l’AI, la robotica e tutto il resto: tu cosa vuoi fare davvero nella vita? Il lavoro che fai ti soddisfa pienamente, o speri in segreto che l’AI cattiva te lo rubi, costringendoti finalmente a vivere la tua esistenza come desideri?

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