Gli occhiali della saggezza

Riflettevo su alcune considerazioni di Rudy Bandiera riguardo alla saggezza, quando, distratto da articoli su augmented humans, ho pensato a collegare, nei miei pensieri fantascientifici, l’Augmented Reality, l’intelligenza artificiale e il ragionamento umano.

La massima “l’intelligenza artificiale non potrà mai superare la stupidità naturale” non va assunta come dogma, ed invece bisogna provare a combattere in ogni modo possibile, la stupidità.

La notizia della morte di un importante esponente della cultura del Personal Branding, dichiarato novax, per COVID-19, dimostra che la stupidità non è necessariamente collegata al quoziente intellettivo o alla formazione culturale. Forse alla formazione scientifica sì: in quella vengono forniti strumenti chiari per riconoscere le evidenze: e purtroppo la didattica di base raramente insegna il metodo scientifico come dovrebbe.

Per natura sono un visionario: ho quindi immaginato che i miei occhiali fossero dotati di display, che potessero vedere, ascoltare, leggere l’ambiente che mi circonda, con uno sguardo ferocemente logico.

Ho immaginato che, per esempio, vedendo un noto personaggio politico in TV, gli occhiali mi proponessero in tempo reale un fact-checking delle sue affermazioni; che leggendo un articolo di giornale, confrontassero le varie fonti in merito; che mi avvisassero prontamente del sorgere di miei bias cognitivi quando consulto una gran mole di articoli complottisti; che mi correggessero periodi scritti sconclusionatamente e privi della grammatica necessaria.

Una specie di ecologia dello sguardo. Un coach iperdotato di semplici misure contro l’insorgere di patologie mentali che possono portare danni per sé e per l’intera società.

Quando la visione è finita, si è scontrata con la mia parte esecutiva: sarebbe fattibile tutto questo?

L’hardware non è del tutto nuovo, certo andrebbe creato meglio e potenziato a dovere.

Le intelligenze artificiali necessarie non sono semplici, e non è semplice addestrarle senza che esse stesse contengano dei bias. Penso che il problema tecnico maggiore sia questo.

Certo occorrerebbe una mole immensa di studi sull’argomento dall’informatica alla sociologia, alla psicologia, alla politica, non è una strada che si può prendere con leggerezza, ma si potrebbe.

Quindi è tutto fattibile? Potremmo de-analfabetizzare e de-complotizzare (scusate i neologismi) il mondo con un device? No. La cultura del complotto direbbe immediatamente che è un complotto per trasformarci tutti in robot intelligenti.

La stupidità regna sempre.

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