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Il metaverso va bene: ma non con meta.

Una volta c’era myspace: sembrava destinato a restare, ma è scomparso, fallito.

Facebook spazzò via tutti i concorrenti, resistette a malapena twitter.

Tutti noi abbiamo vissuto la grande rivoluzione sociale dei social network: abbiamo visto che questi strumenti potentissimi possono fare del bene e del male.

Il progetto di Zuckerberg ha polarizzato generazioni, creato schieramenti, faide, “dato voce a migliaia di imbecilli” (cit.)

Ora che la barca fa acqua da tutte le parti, che il carrozzone sta affondando, lo si lascia nella decadenza più totale (ne ho parlato due giorni fa in Cade a pezzi ) e si pensa ad un nuovo progetto: il metaverso.

Nessuno di noi conosce il futuro, ma certo i colossi del web sono più titolati a mettere su le tecnologie necessarie per costruire un metaverso, per pubblicizzarlo, per farlo funzionare.

Sappiamo però i meccanismi tossici che hanno portato Facebook dov’è ora: e sappiamo che l’azienda li ripeterà in un altro luogo, alla ricerca di profitto.

Certo inizialmente le corde saranno lente, le novità tante, l’organico maggiore (ricordate la spaventosa mole organica che portava il facebook degli inizi? Rapportatela ad oggi: nemmeno le sponsorizzate) ma la direzione sarà sempre la stessa: Profitto, Polarizzazione.

Meta non getterà alle ortiche tutte le AI scritte per il suo social network maggiore: le userà sul nuovo sistema, magari tenendole più in sordina inizialmente ma sempre con la parola engagement scritta in maiuscolo.

In un metaverso gestito così sarà più facile trovare bordelli che biblioteche.

Quindi il metaverso, non è un problema, ma non lasciamo che diventi un monopolio di chi, socialmente, ha fallito e causato enormi danni.

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