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Sogni e metaverso

Leggendo le riflessioni di Luciano Floridi in un’intervista che linkerò più avanti, ho immaginato l’unico modo che conosco di avere un metaverso che risponda al tatto, agli odori, che mi faccia sentire il calore del sole sulla faccia, di prendere un pugno nello stomaco, ma anche di volare se lo desidero.

Sognare.

Nell’intervista sopracitata Il metaverso? Una soluzione in cerca di un problema, Luciano mostra il Re Nudo dei metaversi attuali: tecnologie che abbiamo già; che hanno già fallito; immersività troppo fittizie e limitate per essere comparate con la realtà.

Io penso che le situazioni in VR siano comunque utili in molte applicazioni, ne ho parlato varie volte, per esempio in Metaversi fantastici e dove trovarli e in Metaverso e lavoro.

Se dovessi scommettere su un metaverso immersivo però punterei più ad interfacciarmi direttamente con il nostro cervello, anziché con i sensi esterni. Il nostro cervello gestisce già infiniti metaversi nei sogni, e ci fa sentire tutti i sensi e provare qualsiasi sensazione. Immaginate negli incubi quando sognate di cadere: come potremmo riprodurre una simile sensazione altrimenti? Che hardware servirebbe? Una tuta volante nel reale?

Immaginiamo però di poter pilotare i sogni: nessun bisogno di hardware tattile, di movimento, perfino i motori di rendering sarebbero probabilmente inutili: si ricondurrebbe semplicemente al cervello l’interpretazione dell’immagine e della situazione.

Ma a che punto è la tecnologia?

È ancora fantascienza: ma qualcosa sul cervello iniziamo ad impararlo, la sensoristica migliora costantemente, iniziamo a poter leggere qualcosa e a capirlo.

Certo scriverci è un altro paio di maniche, ma siamo una specie tecnologica: inventeremo quello che serve prima o poi.

Chi riuscirà nell’intento avrà un mezzo ultra potente: più dei cinque sensi “vantaggio della realtà” di Floridi.

Direte: è una follia irrealizzabile, senza nemmeno pensare poi ai problemi etici che ne deriveranno. Vi ricordo che qualche secolo fa sognavamo di volare: oggi è una noiosa consuetudine.

Sogniamo forte e vedremo.

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