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Don Quixote

Era il 1974. Avevo quattro anni e tanta voglia di imparare.

Tra le mie fissazioni la lettura: i miei inizialmente erano contrari che imparassi prima della scuola dell’obbligo, ma, visto che stavo creandomi un linguaggio tutto mio, decisero di assecondarmi e una zia mi insegnò a leggere prima.

Un libro attirava particolarmente la mia attenzione, perché sembrava antichissimo e magico: si trattava di una edizione del Don Chisciotte in lingua spagnola, che mio padre si portava dietro dall’infanzia.

Il volume era piuttosto consunto, e lo spagnolo per me incomprensibile, ma tentavo di leggerlo comunque. Insistetti parecchio con mio padre perché mi insegnasse lo spagnolo, ma non ci fu mai verso, secondo lui era controproducente sapere più lingue, secondo lui avrei fatto confusione.

Non ho mai imparato lo spagnolo. O meglio: non ho ancora imparato lo spagnolo.

Don Chisciotte però l’ho letto molte volte: in varie età. Ogni volta con una chiave di lettura differente. Quella che al quattrenne sembrava soltanto una buffa favola, con l’età matura si dimostrò un grande insegnante di vita.

Don Chisciotte infatti, insegna a non demordere mai, nemmeno se il nemico è un mulino a vento e la sconfitta è certa.

Insegna a prendere il meglio da ogni situazione, sia essa disperata o squallida. Nella sua narrazione folle e giocosa ho trovato i medesimi insegnamenti del Candido di Voltaire.

Non di rado quando sento qualcuno in grave difficoltà, nel mio team di lavoro o nella cerchia delle mie amicizie, consiglio di donchisciottare sempre.

Quando per esempio una scadenza è incombente, un disastro imminente, tutto è andato storto, le persone iniziano a deprimersi, arrivo io a cavallo di un’idea che chiameremo Ronzinante, e convinco tutti i Sancho Panza a seguirmi. Non lo faranno sempre ben volentieri, ma si lasceranno trascinare se sarò Don Chisciotte abbastanza.

Quando qualcuno mi prende d’esempio e inizia a donchisciottare, mi percorre il corpo un moto di soddisfazione ed orgoglio.

Mi sembra di aver fatto avanzare il mondo di un millimetro, un’altra volta.

Tutto questo aneddoto a che serve? Serve a capire che senza motivazione, obiettivi anche folli, senza un mulino a vento da caricare, non siamo in grado di spostare nulla nel mondo: la motivazione è importante e chi la svilisce, chi pensa che il lavoro sia solo lavoro, che in fin dei conti nulla è importante, non ha capito che la motivazione è vita, e che la vita è troppo breve per essere vissuta senza motivazione.

E voi dove trovate la motivazione? Come donchisciottate a modo vostro?

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