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Intervista ad Alessandra Paolucci di Freelance Club

Presentati

Ciao Ricardo, grazie per questo spazio nel tuo blog! Sono un’idealista (un po’) eclettica che ha sempre lavorato nel commerciale e customer care aziendali e si è imbattuta nel marketing per caso. 

Mi sono innamorata della materia, ho studiato come una pazza per un anno e poi ho iniziato a coltivare un mio progetto online per fare pratica, continuando a studiare.

Qualche anno fa quando mi sono sentita pronta mi sono lanciata e ho riscontrato successo, secondo me perché integro le nozioni di marketing con tutte le competenze accumulate in anni e anni di lavoro nel commerciale aziendale di diversi settori, senza trascurare quelle relative al mio periodo di naturopata. 

Infatti, grazie a questo background così eterogeneo, riesco ad aiutare le mie clienti a prestare anche moltissima attenzione alla sostenibilità degli impegni lavorativi che assumono rispetto alle loro necessità di esseri umani, oltre che performare. 

Il marketing non è solo fuffa e balletti su TikTok, può e deve essere fatto in maniera umanamente sostenibile ed etica, per far incontrare professioniste consapevoli con i loro migliori clienti possibili.

Alessandra Paolucci

Cos’è FREELANCE CLUB?

Un gruppo Facebook che ho pensato come un bar virtuale per liberi professionisti che hanno partita iva e vendono principalmente servizi. 

Volevo creare un posto dove potersi confrontare e aiutare tra “colleghi” in maniera più informale e meno finta di ciò che accade su LinkedIn, una mastermind allegra insomma.

Dopotutto siamo persone che condividono simili gioie e dolori professionali e insieme diventa più semplice superare insieme la fatica di essere spesso dei tuttofare super impegnati, la solitudine dei numeri primi liberi professionisti e freelance insomma.

Così con Marcella Colabello che è di Napoli e Nicoletta Consumi che vive in Svezia abbiamo tirato su la claire del bar. 

Chi contribuisce al gruppo e partecipa può anche promuoversi, fare networking, fare un aperitivo o lavorare insieme nel coworking virtuale che abbiamo creato nel gruppo, essere ospite intervistato nella diretta mensile etc.

E tu invece cosa fai nella vita?

Sono una consulente e assistente virtuale per libere professioniste, le aiuto ad occuparsi della loro promozione online dalla a alla z, cioè accompagnandole nel definire la loro brand identity personale e i loro obiettivi, fino all’aiuto concreto nel realizzare e pubblicare i contenuti. 

In particolare le presentazioni aziendali sono il mio fiore all’occhiello della parte pratica.

Sai che la mia fissa è “cambiare il mondo un millimetro alla volta” tu fai qualcosa a riguardo?

Io cerco di essere sempre paziente, comprensiva e gentile con tutti e sappiamo bene quanto possa essere difficile di questi tempi, quindi altro che millimetro! 

Scherzi a parte: nel mio millimetro di mondo sono apprezzata per la mia umanità; spesso quando qualcuno della mia cerchia ha un problema e necessita di conforto e fiducia si rivolge a me, certo/a di trovare vero ascolto e supporto.

Nel lavoro invece ho scelto di collaborare principalmente con rappresentanti del genere femminile per contribuire a diminuire il gender gap nella libera professione. Nel nostro Paese è ancora un tema a tutti i livelli, purtroppo. Potendo farei molto di più ed è frustrante per me questa impossibilità di fare un chilometro tutto da sola.

Il Personal Branding per le donne, è uguale a quello dell’altro genere? O va gestito diversamente?

Il personal branding è genderless per quanto riguarda i liberi professionisti perché la strategia si basa sui valori e caratteristiche distintive personali, per presentarsi in modo da attirare persone con altre determinate caratteristiche.

Per cui che si tratti di un uomo o di una donna o altro non fa alcuna differenza, l’importante è “soltanto” aver chiaro cosa si vuole comunicare e a chi. Non so se sia lo stesso per quanto riguarda la comunicazione di un personaggio pubblico o influencer perché esula dalle mie competenze.

Che bias hai incontrato nella tua professione?

La convinzione di dover piacere a tutti, la difficoltà di esporsi per ciò che si è e di essere criticati, la convinzione che i like siano importanti e il rimanerci male quando si pubblica qualcosa che non riceve riscontro: il bisogno di conferme dall’esterno.

Nella mia professione sto constatando quanto non si finisca mai di crescere come persone, anche quando si è equilibrati, si è fatta molta strada e si sono conseguiti traguardi importanti.

Molte persone mature hanno livelli di autostima molto bassi e questo emerge chiaramente, specie quando si deve comunicare volenti o nolenti perché si lavora in proprio.

Come ci si iscrive a Freelance Club?

Bisogna avere partita iva e vendere principalmente servizi di qualsiasi tipo dopo di che è molto semplice: 

Si cerca su Facebook @wearethefreelanceclub e si risponde alle 3 domande, volutamente vessatorie e ridondanti per scremare chi vuole entrare solo per promuoversi, si legge ed accetta il regolamento et voilà.

Chi capisce, va oltre e coglie il punto può fare tranquillamente parte dei nostri.

E invece come si fa a contattarti professionalmente?

Ho un sito omonimo con blog che è il mio ufficio: alessandrapaolucci.com

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