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I developer non saranno mai sostituiti da macchine.

Il postulato sopra è una specie di dogma degli sviluppatori: siamo convinti di essere i portatori della sacra parola del codice, e di essere pertanto insostituibili: ma è davvero così?

Nella preistoria, il 28 Novembre 2016, scrivevo su facebook:

Consultando migliaia di commenti sull’Intelligenza Artificiale prossima ventura, noto un atteggiamento di “intoccabilità” dei colleghi developer, sicuri al 100% di essere loro i fautori del futuro prossimo venturo e di essere indispensabili: “una macchina non ci può sostituire” pensano.
A me non sembra così inaudito che una AI riesca a programmare un computer da sola, anzi si tratta in pratica di un dialogo tra componenti della stessa specie: potrebbe in un certo senso essere una cosa complessa ma naturale, come per noi è imparare a camminare o a allacciarci le scarpe.
Non solo: proprio per questa maggior facilità di comprensione le AI potrebbero creare codice migliore di quello umano e in linguaggi che agli esseri umani saranno incomprensibili: sarà difficile anche capire l’onestà degli intenti.
Voi che ne pensate? Meglio iniziare a curare anche il proprio orto?

Ricardo Antonio Piana, Post su facebook, 2016

In questi anni si è andati avanti, verso un movimento low e no-code che ha reso molti sviluppatori meno indispensabili, l’ingresso nel mondo del lavoro è di soglia più bassa, non serve essere geni del computer, in alcuni casi si viene paragonati ad operai. Non trovo che la questione sia un problema per i vecchi professionisti, ma per i nuovi potrebbe: ho accennato allo stato dell’arte in No code e RAD.

È nato GitHub Copilot e ha dimostrato che i primi passi del codice autogenerato sono possibili. Ha anche già creato problemi etici e vari tipi di rifiuto o di dipendenza a seconda dei casi.

Una cosa che un informatico sa sempre molto bene è che il futuro non si può fermare. I software no-code, i RAD, e copilot prenderanno sempre più terreno e saranno un problema per gli sviluppatori entry-level. D’altro canto lo sviluppo di software è sempre più complesso: una volta uno sviluppatore poteva essere un “One-Man-Band” , oggi la distinzione frontender-backender-devOps si fa netta e inevitabile.

Quindi se da un lato le cose facili, quelle per cui le macchine sono state inventate, ci saranno tolte, insieme ai task facili e noiosi, questa automazione porterà anche ad una iperspecializzazione di chi resterà indispensabile. Saremo forse meno, e forse sarà più difficile accedere al mondo della programmazione.

Sulle cose semplici non ci sarà più lavoro: le macchine impereranno, ma questo ci libererà e consentirà di fare cose “alte”.

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