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Algoritmi ladri

Istanza Orwell del fediverso: ho 51 follower.

Twitter: circa 13000. Facebook: più di 4000 amici. LinkedIn: oltre 1200.

Indovinate dove il sottoscritto ha più interazioni? Quelli che i social chiamano algoritmi sono soltanto inganni.

Con l’alibi di farci vedere ciò che ci interessa di più i social network semplicemente ci mostrano il meno possibile, in cerca di denaro per le sponsorizzate o pilotando i contenuti più idioti, più polarizzanti, che meno fanno pensare e soprattutto che non fanno mai allontanare all’esterno.

Poi si domandano perché sono in crisi: Facebook da tempo Cade a pezzi, Twitter sta così male che Elon Musk l’ha comprato, per firmarne le esequie, LinkedIn forse quello che ha meno acciacchi sta diventando off-topic, un misto tra Tinder e Facebook.

Ci sono ventate nuove, poco diffuse e di nicchia, che dimostrano che un social network diverso si può fare. È noto a tutti voi che ho creato un’istanza: Orwell.fun: il nostro fediverso venite a provarlo.

Siamo tutti attaccati ai numeri dei follower raccolti in una “vita social”. Ma hanno senso questi numeri se gli algoritmi non mostrano i nostri contenuti se non ad un centesimo di essi?

Le meccaniche un po’ esasperate di The Social Dilemma ci hanno portato fino a qui. È ora di smettere.

I nuovi social decentralizzati non sono il paradiso: molte istanze famose sono in mano a gruppi con idee discutibili sulla moderazione dei contenuti e sulle regole.

Ma se un’istanza non ci piace possiamo usarne migliaia diverse. Restando con la nostra timeline e i nostri follower.

Respirando un po’ di libertà, quella che gli algoritmi polarizzanti e conservativi ci hanno levato.

Un’alternativa è possibile: sarà faticoso ed impegnativo, ma ci darà grandi soddisfazioni.

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